Restyling e migrazione SEO: la checklist per non perdere traffico e posizionamenti

Le componenti coinvolte nel restyling di un sito web sono diverse, quali ad esempio:

  • la grafica, con interventi per rinnovare l’aspetto del sito, migliorarne l’usabilità etc…
  • la tecnologia, per esempio la sostituzione del CMS con il passaggio da un WordPress a Joomla; il cambio delle pagine da html a php etc…
  • i contenuti, come la modifica del menu di navigazione,  l’aggiornamento delle categorie in un blog etc…

Queste tipologie di cambiamenti possono verificarsi singolarmente o in contemporanea, ma qualsiasi sia il restyling da dover affrontare, è necessario pianificarlo sin dall’inizio, coinvolgendo il team search durante tutte le fasi, in modo da prevenire conseguenze negative lato SEO.

Nei processi di migrazione (cioè la fase di “passaggio” dal vecchio al nuovo sito) di un sito web, gli obiettivi principali della SEO sono:

  1. non perdere i posizionamenti già raggiunti sui motori di ricerca, cercando di ridurre al minimo eventuali cali nel traffico organico
  2. cercare, al contrario, di migliorare i posizionamenti sia per le vecchie che le nuove keywords di ricerca
  3. creare una soluzione di continuità per gli utenti che potrebbero apparire disorientati fra i nuovi contenuti e la nuova struttura del sito, ottimizzandone la navigazione e i processi di conversione.

L’intero processo di migrazione di un sito può essere suddiviso in 3 fasi:

  1. PRIMA DELLA MIGRAZIONE
  2. MIGRAZIONE
  3. POST – MIGRAZIONE

Vediamo insieme cosa fare durante i vari step del processo di migrazione.

FASE 1: PRIMA DELLA MIGRAZIONE

  • fare un SEO audit iniziale: analizzare la situazione corrente del sito, controllare la presenza di duplicati, errori di scansione, pagine not found  etc…
  • analizzare i trend del traffico: con l’ausilio di google Analytics e Search Console verificare se ci sono periodi dell’anno durante i quali il sito registra un alto traffico e in questo modo individuare il momento migliore per attuare la migrazione
  • individuare le keywords ad alto traffico con le relative landing page principali (su cui ovviamente bisognerà prestare particolare attenzione, in tutte le fasi del passaggio)
  • preparare una mappatura di tutte le URL del sito e identificare le pagine che ricevono link sia interni che esterni
  • creare una mappa dei redirect: in primis le pagine ad alto traffico e quelle con più link (esterni e interni), e poi le altre, devono essere reindirizzate alla corrispondente del nuovo sito. Non è necessario reindirizzare tutte le url, se una pagina non viene riproposta sul nuovo sito è meglio che restituisca un errore 404, piuttosto che rimandi alla home page. Mandare tutte le vecchie pagine alla home potrebbe essere vista come una pratica di Black SEO.
  • creare una pagina not found 404 personalizzata che incoraggi l’utente a rimanere sul sito; è consigliato inserire il codice Analytics anche in questa pagina in modo da avere informazioni sui redirect che non funzionano o che non sono stati impostati nel modo giusto
  • creare una nuova site map da inserire dopo il lancio del nuovo sito

FASE 2: MIGRAZIONE

  • controllare costantemente l’aumento di errori di scansione e correggerli immediatamente
  • monitorare i redirect 301
  • inserire la nuova sitemap
  • eseguire un controllo dei link al sito sia interni che esterni
  • verificare che la pagina 404 personalizzata stia funzionando
  • verificare la presenza dei metatag e dei contenuti delle pagine e che siano stati riportati correttamente da una versione a un’altra del sito (con particolare attenzione alla home page)
  • supervisionare sempre le statistiche Google Analytics e i dati di Search Console

FASE 3: POST- MIGRAZIONE

  • eseguire un nuovo SEO audit
  • monitorare nuovamente i redirect
  • controllare sempre e con costanza il traffico su Google Analytics; è consigliabile inserire degli alert in caso di fluttuazioni improvvise del traffico
  • ricreare la sitemap xml (solo dopo aver controllato il funzionamento dei redirect e la mappatura delle url) e reinviarla su Search Console
  • rifare un’analisi con i posizionamenti e le principali landing page

Seguendo queste best practice, la migrazione non dovrebbe avere ripercussioni negative sulla visibilità del sito; tuttavia, come prassi nelle attività SEO, i motori di ricerca impiegano tempo ad assimilare i cambiamenti e a scansionare e indicizzare le nuove pagine, di conseguenza non è da escludere che subito dopo la migrazione possano verificarsi delle fluttuazioni di traffico e di posizionamenti.

Autore: Pietro Marilli

Pietro Marilli è CEO, Web Marketing Manager e Web project Manager presso www.cdweb.it web agency di Milano