Il customer journey sul mobile: l’importanza dei micro-momenti

Secondo eMarketer, la spesa globale per gli annunci mobile dovrebbe raddoppiare, passando da 100 bilioni di dollari nel 2016 a quasi 200 bilioni di dollari previsti per il 2019. Questa esplosione della spesa per gli annunci mobile rispecchia la rapida crescita del settore, che non è più un semplice device, ma uno stile di vita. Anche le persone sono mobile, non solo i loro dispositivi.

I consumatori prendono decisioni in base ai contenuti mobile che forniscono l’input giusto al momento giusto. Il contenuto, quindi, deve rispondere all’obiettivo dell’utente ed essere accessibile ovunque – attraverso dispositivi, piattaforme e canali multipli.

Micro-momenti mobile

Sempre più ricerche Google avvengono, a livello mondiale, da dispositivi mobili. A causa di questo considerevole cambiamento nel comportamento del consumatore, i  marketer (o professionisti del marketing) hanno dovuto ricalibrare le loro strategie mobile.

La chiave per il successo sul mobile sta nel capire questo cambiamento comportamentale. Ricordati che il mobile ha superato il fisso in termini di ricerche effettuate, ma non l’ha sostituito.

Infatti, mentre la crescita maggiore nel consumo dei media digitali negli ultimi 4 anni è avvenuta da smartphone (più del 394%) e tablet (circa 1.721%), queste piattaforme mobile non stanno facendo diminuire il tempo complessivo speso sul computer fisso, che è comunque aumentato del 37%.

In altre parole, i consumatori non stanno usando i dispositivi mobili in sostituzione ai computer fissi, ma li stanno usando in modi completamene nuovi che prima non erano possibili.

I consumatori possono ora agire per soddisfare immediatamente i loro bisogni. Quando un consumatore si rivolge a un dispositivo (generalmente mobile) per soddisfare un bisogno immediato, Google lo definisce come un micro-momento. Ecco la classificazione dei principali micro-momenti:

  • I-Want-to-Know Moments: voglio sapere
  • I-Want-to-Go Moments: voglio andare
  • I-Want-to-Buy Moments: voglio acquistare
  • I-Want-to-Do Moments: voglio fare

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I consumatori sono più ricettivi ai messaggi di marketing quando hanno una voglia/bisogno e vogliono soddisfarlo sul momento. Tieni a mente questo quando progetti e ottimizzi un contenuto per il mobile.

La domanda mobile e l’intenzione del cliente

Con il mobile, i brand devono presentare il giusto contenuto per soddisfare i clienti durante il loro processo decisionale (customer journey) online. Devi essere in grado di capire da quali premesse stanno partendo e cosa lì porterà alla conversione durante i micro-momenti.

Ecco che subentrano i marketer. Nell’ambiente mobile, hanno il compito di aiutare i brand a identificare l’intento del cliente utilizzando i dati di ricerca e gestire questi micro- momenti con un contenuto utile ottimizzato per i dispositivi mobili.

Devi catturare i consumatori prima dell’inizio del processo decisionale creando un contenuto che risponda ai momenti esplorativi I-want-to-know o I-want-to-be-inspired.

Saper analizzare i dati di ricerca e i trend fornisce informazioni sui temi e sui tipi di contenuti che i consumatori stanno cercando. Identificare la domanda di contenuti mobile e comprendere le intenzioni ti aiuta a produrre un contenuto adatto e coinvolgente, che risponda ai punti di conversione (micro-momenti) nel processo di acquisto del consumatore.

Per esempio, c’è una forte correlazione tra le conversioni e l’uso dei video e dei contenuti multimediali in settori come Media e Intrattenimento, Viaggi e Ospitalità e E-commerce.

Vediamo alcuni esempi concreti.

1) L’e-commerce Nike: le ricerche utente e il contenuto mobile

La Nike è un ottimo esempio di brand che utilizza i dati delle ricerche per intensificare l’engagement con gli appassionati di sport attraverso i loro dispositivi mobili. Dal momento che durante partite importanti il 63% delle ricerche avviene su dispositivi mobili,  il brand ha deciso di utilizzare i dati di Google per capire quali sono i punti salienti di queste ricerche.

Dai dati analizzati risulta evidente che gli appassionati si rivolgono ai loro smartphone principalmente per trovare le statistiche del gioco. Il risultato finale di questa analisi è stato lo sviluppo della campagna 3D “il tiro fenomenale” che mostra i migliori giocatori mondiali in momenti memorabili.

https://youtu.be/QRQs1u6UR3I

La Nike ha utilizzato il mobile per assicurare l’accessibilità del suo brand ovunque e in qualsiasi momento. Il successo online ottenuto è dovuto alla multi canalità, al contenuto mobile-oriented e alle strategie e-commerce.

2) Best Western: local e mobile

Secondo i dati Google, il 94% degli utenti che usa uno smartphone cerca informazioni su luoghi e l’82% usa un motore di ricerca quando cerca un’azienda locale. Inoltre sta aumentando il numero di consumatori che usano lo smartphone per fare ricerche quando sono in un negozio, l’82% per prendere una decisione d’acquisto.

Capire come le keywords di ricerca vengono usate nei vari momenti è importante per mantenere una posizione di rilevanza, e il mobile e il local vanno a braccetto.

Per il brand di un hotel come il Best Western, ci sono enormi possibilità di ottenere informazioni sull’esperienza locale e costruire contenuti su quella. Ecco quindi che gli hotels Best Western  si stanno concentrando principalmente sullo storytelling (narrazione).  Grazie alla partecipazione attiva nelle loro community, hanno storie da raccontare che permettono di coinvolgere gli ospiti in modo più significativo.

Per esempio, invece di parlare delle cose da fare a San Diego, più generico, puoi fare un ulteriore passo avanti e parlare delle cose da fare a Gaslamp Quarter, più local e specifico.

Hai solo pochi secondi per catturare il consumatore e stimolarlo al prossimo passaggio. Per questo motivo, il contenuto mobile deve coinvolgere ed essere facilmente comprensibile. I lunghi testi editoriali stanno cedendo il posto a frammenti di brevi vide e post di blog.

A settembre del 2015, best Western ha lanciato un nuovo sito responsive mobile per smartphone e tablet, e anche un app per iOS e Android. Da dicembre a marzo, il fatturato mobile è quadruplicato rispetto all’anno precedente. Questa crescita esponenziale non deriva solo da una migliore esperienza degli ospiti, ma anche da un advertising incentrato sul mobile e da un retargeting.

Capire la mentalità dei tuoi clienti da come si relazionano al tuo business, ti permette di accrescere significativamente le tua presenza online.

Conclusione

L’esplosione del mobile ha cambiato significativamente il modo di vedere il customer journey da parte dei marketer. Usare la struttura dei micro-momenti è un ottimo modo per capire il customer jurney online, dall’intenzione di ricerca a quella d’acquisto.

Per questo il contenuto mobile assume un’importanza fondamentale, rendendo indispensabile la sua ottimizzazione:  deve essere consegnato agli utenti tanto velocemente quanto è veloce il passaggio da un momento all’altro.

Fonte: http://searchengineland.com/importance-micro-moments-mobile-customer-journey-251291

Spam Google Analytics, come riconoscerlo ed eliminarlo con un filtro

Se consultate spesso le statistiche del vostro sito (o dei clienti che seguite) avrete sicuramente notato che, ormai da molti mesi e senza alcun sintomo di miglioramento, Google Analytics ha un serio problema di spam. La buona notizia è che tutto questo spam riguarda esclusivamente Analytics e non va ad impattare sul ranking del vostro sito; la cattiva però è che va ad inquinare le statistiche, tanto da fornire dati totalmente sballati.

La sezione dove questa falla è lampante è la parte dedicata ai Referral: tra i siti referenti vi sarà capitato di trovare free-social-buttons, share-buttons… E tutta una serie di siti che vi riportiamo qui di seguito:

spam
L’errore più comune purtroppo è pensare che il problema sia limitato solo a questo: difatti, in tanti hanno pensato di risolvere la questione semplicemente escludendo i siti referenti dalle proprie analisi oppure andando a creare manulmente filtri ad hoc in grado di escludere dai siti referenti proprio questi host spam.
Questo provvedimento è solo un palliativo e risolve il problema solo a metà: infatti, lo spam non ha intaccato solo i referral, ma anche il traffico diretto ed in questo caso è ben più difficile da riconoscere, tracciare e quindi eliminare.

Dobbiamo a questo punto fare una breve premessa; esistono principalmente 2 tipi di spam in Google Analytics:
– Crawlers:
ovvero bot che accedono realmente ai siti e, al momendo di andarsene, lasciano una sorta di record che viene scambiato per una visita reale.
Questo genere di spammer li ritroviamo spesso nei Referral (si veda la lista sopra di domini fake).
– Ghosts:
sono la maggioranza dello spam. Si parla di “Fantasmi” proprio perchè in realtà questi bot non visitano davvero i siti. Come fanno a falsare le Analytics allora? Tramite il Measurement Protocol, un protocollo che permette di inviare dati direttamente ai server di Google Analytics: generando a caso codici di tracciamento (UA-xxxx-1, UA-xxxx-2, UA-xxxx-3, etc…) inviano finti dati ai Server di Analytics che registrano visite inesistenti, spesso nel traffico diretto (proprio per questo avrete probabilmente notato delle visite da zero secondi).


ghosts
Detto questo, si può capire perchè filtrare i referral bloccherà sì i crawlers, ma non i ghost spammer.
Per lo stesso motivo, un altro errore molto comune è pensare di bloccare i ghost spammer con il file htaccess: questo file permette infatti di impedire ad alcuni bot di accedere al nostro sito… Ma i ghost spammer – come appena spiegato – non accedono ai siti per davvero, quindi è un’operazione tutto inutile!
Questa operazione funziona solo con i crawlers e si può eseguire copiando questo codice nel file htaccess

## STOP REFERRER SPAM
RewriteCond %{HTTP_REFERER} semalt\.com [NC,OR]
RewriteCond %{HTTP_REFERER} buttons-for-website\.com [NC]
RewriteRule .* – [F]

Come fare allora per risolvere il problema dei ghost spammers?
Per prima cosa, è utile sapere che questi bot utilizzano spessissimo finti hostname con nomi strani o addirittura risultano not set (immagine di seguito)

ghost2
Quindi si può facilmente scindere il traffico spam da quello valido, che utilizza invece hostname reali.
Premesso questo, possiamo impostare il filtro per bloccare i ghost spammers e liberarci dai risultati fake anche nel traffico diretto:
il percorso da seguire nelle Analytics è
PUBBLICO > TECNOLOGIA > RETE > HOSTNAME (vedi immagine seguente)

percoso
In questo modo vedrete una lista di hostname, con nomi finti di spam e nomi validi (come visto poco sopra);
dovrete fare una lista degli hostname validi (di solito tuodominio.it, etc…).
Raccolti i domini validi, scriveteli con questa sintassi:
tuodominio\.it|altrodominio\.com|altrodominio\.com  e via dicendo.

Ora andate in amministrazione > sezione filtri e ne create uno ad hoc in questo modo:
PERSONALIZZATO > INCLUDI > HOSTNAME > copiate la stringa con gli host validi

NB: verificate sempre la correttezza del filtro cliccando su verifica filtro, prima di fare SALVA.

filtro

Una volta verificato, potete salvare e applicare il filtro alle vostre viste.

Fonte: https://moz.com/blog/stop-ghost-spam-in-google-analytics-with-one-filter

E-Commerce ranking Italia: quali sono i migliori siti di e-commerce

ecoArchiviata l’iniziale diffidenza verso gli acquisti online, anche gli italiani sono ormai assidui frequentatori di siti di e-commerce operanti in svariati settori: dalla moda (Zalando, Privalia, etc…) al turismo (Ryanair, Booking, etc…), dall’editoria (Feltrinelli, etc…) all’elettronica (Mediaworld, etc…), al tempo libero (Ticketone, etc…) fino a grandi “centri commerciali” come Amazon ed Ebay.

Se sei tentato dall’idea di aprire un sito di e-commerce stai quindi navigando nella direzione giusta: però, per far sì che il tuo sito abbia successo, conviene prendere spunto da case histories vincenti.

Quali sono i migliori siti di e-commerce?
La risposta a questa domanda arriva da uno studio di settore di Casaleggio Associati, azienda di servizi e consulenza in ambito web.
La loro classifica “E-commerce ranking” con riferimento all’Italia restituisce i 100 siti di e-commerce più popolari nel nostro paese; come è stata stilata? Basandosi su dati come numero di visite al sito, fatturato, citazioni su altri siti/blog/forum e via dicendo. Per curiosità sono stati inseriti anche dati relativi alle rispettive community su Facebook e Twitter.

Ecco dunque le prime dieci posizioni:

eranking

 Per visionare l’intera ricerca clicca qui.

Ti consigliamo di dare un’occhiata anche a:

 

Consumer Barometer, lo strumento di Google che analizza le abitudini degli utenti su Internet

Che a Mountain View ne sappiano sempre una in più del diavolo oramai è risaputo: il quartier generale del motore di ricerca più famoso al mondo è un vulcano ininterrotto di idee innovative.
Prendiamo ad esempio Consumer Barometer, lo strumento di Google che analizza le abitudini degli utenti su Internet.

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Di che cosa si tratta?

Dati statistici e grafici sull’utilizzo di internet:

  • in generale,
  • in relazione agli acquisti,
  • in relazione alla fruizione di video.

Ma, soprattutto: cosa può dirci di realmente utile?

Beh, qui la faccenda si fa piuttosto interessante.
Tutti i dati raccolti da Google su scala mondiale possono essere facilmente filtrati per nazione di interesse, mettiamo ad esempio l’Italia.

selezionaUna volta impostato questo filtro, per le 3 aree tematicheThe Multi-Screen World (utilizzo di internet in generale), The Smart Shopper (utilizzo di internet per acquisti) e The Smart Viewer (utilizzo di internet per visualizzare video) – Google suggerisce tutta una serie di spunti per esplorare i dati, fornendo intuitivi grafici come risposte.

Facciamo un esempio:

nella sezione Multi-Screen World, la prima domanda è: quali devices utilizzano gli utenti (italiani)?

devices

Ovviamente, il primato va a telefoni più o meno intelligenti e pc.

Ad aver tempo, ci si potrebbero perdere giornate intere a spulciare tutti questi dati che un utente comune potrebbe semplicemente trovare curiosi.
Ma per rispondere alla seconda domanda – ovvero, cosa ci possono dire di utile tutte queste statistiche – bisogna guardare a questi dati in un’ottica di web marketing: per un SEO manager possono rappresentare spunti interessanti per implementare il proprio lavoro quotidiano.

Gli argomenti più interessanti sotto questo aspetto si trovano nella sezione legata alle abitudini di acquisto sul webThe Smart Shopper; ad esempio:

    • quale ruolo ha avuto internet negli acquisti più recenti? La maggior parte delle persone ha utilizzato internet per ricercare i prodotti.

ricerca

  • I motori di ricerca sono stati utilizzati per il loro ultimo acquisto? 50 e 50.

serc

  • Come viene utilizzato internet prima dell’acquisto? La maggior parte ha risposto per effettuare confronti di prodotti e prezzi.

come

  • Quali devices vengono utilizzati per fare ricerche di prodotti su internet? Ancora una volta, viene confermata la centralità di pc e smartphones.

2

E via dicendo.

Anche da questi pochi dati emerge nuovamente quanto sia diventato imprescindibile, per un’azienda  che vuole incrementare il suo business, investire in un sito mobile friendly e nei servizi SEO.

Sito Mobile Friendly, conviene alla tua azienda?

Mobile-Paid-SearchOggigiorno, qualsiasi attività commerciale – dalle grandi multinazionali alle piccole realtà locali – ha (si spera!) un sito web istituzionale, una sorta di vetrina perenne per farsi conoscere al mondo.
Tuttavia, la maggior parte delle aziende presenta ancora siti obsoleti per i nuovi devices sempre più utilizzati per navigare su internet, ovvero smartphones e tablet.
Allineare il proprio sito web ai tempi che corrono ovviamente non è gratis: una web agency si occuperà di realizzarvi un sito web responsive o con versione mobile; dinanzi a questa decisione sono tante le aziende che scelgono di procrastinare ancora un po’, rimandando l’investimento.
Ma la domanda che bisognerebbe farsi davvero è: un sito mobile friendly conviene alla tua azienda?
Le statistiche sui trend di acquisto, che vedono gli smartphone salire sempre più ai primi posti dei mezzi utilizzati per cercare qualcosa su internet, direbbero proprio di si: ma se non ti fidi dei grandi numeri, c’é un modo più semplice e scientifico per capire se un sito mobile sarà utile proprio alla TUA azienda.
Google Analytics ha introdotto già da tempo la possibilità di vedere una panoramica delle visite al sito derivanti da Mobile: ma i risultati mostrati si riferiscono a tutte le fonti di traffico (ricerca organica, a pagamento, social, etc…). Applicando qualche filtro ad hoc è però possibile risalire ai soli dati della ricerca organica, fondamentali se vogliamo capire quanto convenga alla nostra azienda investire nel mobile.

FOTO1Come fare nello specifico?

Step by step, una volta selezionata dal menù della colonna a sinistra la voce PUBBLICO > MOBILE > PANORAMICA, cliccare su DIMENSIONE SECONDARIA e alla voce ACQUISIZIONE selezionare SORGENTE / MEZZO;
ora occorre applicare un doppio filtro:
cliccando su AVANZATA scegliere INCLUDI SORGENTE / MEZZO CONTENENTE ORGANIC e ESCLUDI CATEGORIA DISPOSITIVO CONTENENTE DESKTOP (vedi foto seguente).

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I risultati che vi si presenteranno saranno ora relativi SOLO alla ricerca organica da MOBILE.

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Ma per rispondere alla domanda dell’articolo occorre confrontare questi dati con quelli relativi ad esempio all’anno scorso.
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Per il sito preso ad esempio si evidenzia dall’anno scorso ad oggi un aumento delle visite da Smartphone su Google di oltre l’85%; da tablet su Google di oltre l’81% e via dicendo…
Per questa azienda un sito mobile non è dunque consigliato, ma quasi necessario!
Per testare se il vostro sito è mobile friendly vi ricordiamo il google mobile friendly test.